IL capolavoro (videoludico, s'intende)

Ma esiste ancora il mio vecchio blog? Allora quasi quasi ci scrivo.
___Mi trovo a riflettere su ciò che nel mondo videoludico è "capolavoro".

A parte che esco da una discussione su Ludomedia (il social network per videogiocatory italiany) su un certo God of War III, mi sono fermato un attimo a guardarmi intorno.

Io sono sicuramente al di fuori dal giro di tutti questi giocatori diciamo "hardcore" (cough cough), che essendo più giovani di me magari hanno anche più tempo e più voglia da dedicare a certe produzioni, e magari queste produzioni fanno più al caso loro che al mio.
Naturalmente.

E' solo che mi intristisce vedere quello che è "capolavoro" nel mondo dei videogiochi. Ossia, ancora "quello che prende 9" e che viene riposto nel cassetto dopo un mese per scimmiarsi su altre uscite. That's the business, mi si dirà, ma se questo va a ficcarsi come un palo tra le ruote a ostacolare tutto quello che SI POTREBBE VOLERE da un videogioco, mi cascano le braccia.

I "capolavori", per un 14-25enne in pieno subbuglio ormonale sono INDISCUTIBILMENTE cose come Gears of War III, God of War III, Call of Duty Supermegaware 5, Battlefield 6, e via dicendo.

Occhio: non sto dicendo che siano "fatti male". Il concetto del videogioco così però diventa:
Dai in mano un fucile o un'arma corpo a corpo per maciullare gli avversari, fai le cose per benino, aggiornale all'ultima versione e AVRAI IL CAPOLAVORO.
Solo che se a 16 anni i litri di sangue sparsi per lo schermo di God of War III ti fanno sbarrare gli occhi e rizzare i capelli per l'adrenalina, a 30 li trovi ridicoli, pacchiani, esagerati. Sfigati, e io questo "capolavoro" l'ho voluto smontare pezzo per pezzo, qui dirò solo che è un figlio dell'hype e che vale la metà dei suoi predecessori.

Ma a parte questo, guardiamoci intorno appunto. Guardiamo gli scaffali. Le copertine. I titoli.
Il credo dell'assassino. Il dio della guerra. Leve di guerra. L'isola dei morti. Il male che dimora. Il diavolo può piangere. Le anime del demone. Spazio morto. Tempesta di proiettili. Le ombre dei morti. Campo di battaglia. Chiamata al dovere teatro di guerra moderno. Rabbia.

Insomma, stai tranquillo che il tuo alter ego virtuale sarà chiamato a fare stragi virtuali e sarà quello che conterà di più, sarà quello che farà vendere il gioco.
Diventa l'identificazione del videogioco.
Ma non è solo questo.

Anche Deadly Premonition si basa su elementi orrifici, ma perlomeno può vantare una narrazione adulta.
La cosa che mi ha colpito però è stato leggere che Hidetaka Suheiro, regista del gioco, ha inserito sequenze di combattimento su pressione del publisher, perché "un gioco senza combattimenti non avrebbe venduto in Occidente".

Non voglio eliminare i combattimenti dai videogiochi.
Né tantomeno dire evviva Sonic Generations e Rayman: no, voglio qualcosa di adulto, ma di adulto davvero, non carne da cannone o da macello per ragazzini esaltati "che tanto può piacere benissimo anche ai videogiocatori adulti". No, che spreco. Con tutto quello che si potrebbe fare.

Ma soprattutto non voglio pensare, che dopo 20 anni e oltre che giochiamo, si abbia voglia di considerare (e di DESIDERARE, da parte dei miei coetanei) il videogioco come una produzione in cui, nel 90 per cento dei casi, si va in giro a spargere sangue e a ripetere stragi come summa del divertimento. Per mezzo di "capolavori" che di capolavoro non hanno niente, o hanno poco: apprezzo Uncharted per esempio, ma non accetto le lodi sperticate sulla trama perché siamo ancora fermi al punto "per essere un videogioco, ha una trama da Oscar".
Per essere un videogioco un paio di palle.

C'è ancora una fetta abbondante di gente che "pensa di capirne" ed è soddisfatta di quello che è "capolavoro" nel mondo videoludico. Io no, non lo sono per niente. Quanto potrebbero dare di più al di là delle meccaniche ben fatte i videogiochi, con i mezzi di oggi?
Non lo si fa mai abbastanza, e non lo si farà mai se accettiamo tutto questo come il migliore dei mondi possibile.

E ritengo che il "capolavoro", nel mondo dei videogiochi, esca una volta all'anno, quando esce. Non una sfilza di capolavori casualmente prima di Natale, che poi saranno messi nel cassettino alla prima occasione. O alla prossima versione aggiornata, che sarà nuovamente un "capolavoro".

2 commenti:

HellCiccio ha detto...

Ultimamente diffido per istinto dai conclamati "capolavori"... le recensioni, i pareri sui forum, andrebbero presi come "punti di riferimento" per non perdersi nel mare di titoli che l'industria sforna a ruota continua... niente di più... come buon proposito per il duemiladodici mi sono ripromesso di ignorare Metacritic sempre di più.

SergioStyle89 ha detto...

Sono d'accordo su questa tua sentita riflessione... e per questo vengo spesso criticato da molte delle nuove leve. Questa sembra un'era dorata per il media videogioco, ma non è così, o meglio lo è solo dal punto di vista economico. E' morta la creatività, è morta la voglia di rischiare anche a costo di pubblicare opere incomprensibili, è morto il concetto di "divertimento ludico", come se i giocatori odierni vivessero l'esperienza al pad (o tastiera che sia) come un "lavoro", uno "sport" agonistico dove il campione milionario deve essere assolutamente perfetto. E' triste